Hello, my name is Gianduja

Hello, my name is Gianduja

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Gianduja deve il suo nome al francese “Jan de la joie” ed è un personaggio settecentesco nato dopo la Rivoluzione Francese: precisamente, nel 1804, ad opera di Gian Battista Sales. Costui fu un imprenditore, attore, burattinaio e drammaturgo torinese nato nel 1773 cui dobbiamo anche l’apertura del “Circo Sales”, un teatro da 2400 posti che sorgeva tra via Bava e corso Cairoli, inaugurato nel 1830, ove si tenevano anche-spettacoli di “fantocci” (termine usato da Sales per definire i burattini a bastone).

Nel 1865 Torino adotta Gianduja come simbolo del carnevale e della galuperie torinesi, anche se alcune leggende lo vorrebbero originario di Callianetto in provincia di Asti. Gianduja è un soggetto allegro, bonario, goloso, amante del buon vino e della buona tavola; talvolta un po’ distratto, ma tutto sommato saggio. Arguto, schietto, burlone, ma assolutamente pacifico. È un eroe positivo, dal volto rubicondo e il sorriso benevolo.

Gianduja e il suo costume

Il suo costume è di classica foggia settecentesca e prevede pantaloni di fustagno marroni, calze rosse, panciotto giallo, scarpe con fibbia in ottone. In testa un cappello chiamato tricorno che nasconde una capigliatura raccolta in un codino girato all’insù, tenuto fermo da un fiocco rosso. Al collo, invece, porta un fiocco verde.

La sua compagna è Giacometta, il cui costume  è caratterizzato da una gonna lunga e larga, alla quale accompagna una camicia con scialle ed un immancabile copricapo che le serra la chioma.

E il giandujotto?

Gianduja è anche il nome del cioccolato arricchito in nocciole, e Giandujotto è il nome di un cioccolatino creato dalla società dolciaria torinese Caffarel e presentato al pubblico nel Carnevale del 1865 proprio dalla maschera torinese di Gianduja, da cui prende il nome, che distribuiva per le strade della città la nuova bontà.

In verità il giandujotto non nacque per caso: poiché per via del blocco napoleonico in Europa giungeva una quantità sempre più limitata di cacao, il maitre chocolatier torinese Michele Prochet provò a rimpiazzare parte del cacao con pasta di nocciola gentile delle Langhe, che abbondava in Piemonte e che si distingueva per il gusto delicatissimo. Il risultato, quel cioccolatino a forma di barca ribaltata, fu un tale successo che nel 1865 la società Caffarel iniziò a produrlo su ampia scala assicurandosi una sorta di prelazione sull’utilizzo della maschera di Gianduja sulla confezione.

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